Nel cammino verso la dodicesima Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà dal 16 al 21 agosto 2011 a Madrid, in Spagna, ripubblichiamo una memoria della GMG del 2005 a Colonia, in Germania.

Volti in bianco e nero che sorridevano dai quotidiani, volti che hanno vissuto per un giorno sulle pagine. Bandiere che sventolavano all’ora di cena, nei rapidi servizi che i tg hanno dedicato all’ evento. Striscioni che non si riuscivano a leggere perché la telecamera che viaggiava velocemente trasmetteva soltanto una massa confusa di colori, braccia, visi. Immagini che sono sbiadite nel giro di qualche ora dagli occhi di chi è rimasto a casa, parole che sono state presto cancellate, testimonianze che sono state travolte dall’estivo ciclo mare-
piscina-passeggiata. La GMG di Colonia per molti è stata una notizia come tante altre, un avvenimento dai contorni sfumati, un qualcosa a cui qualcuno ha partecipato da qualche parte: ma per chi era lì in quei giorni, per chi ha dormito sulla dura terra del Marienfeld e si è fatto
bagnare dalla pioggia tedesca è stata un’esperienza indimenticabile. E ora vi dico perché. Le notizie, i particolari e i dettagli su quello che è successo, sugli incontri e sulle manifestazioni che hanno avuto luogo in quella (per noi) lontana città tedesca sono già stati raccontati, ripetuti migliaia di volte: non erano queste le cose che hanno fatto grande la GMG. I cori che scandivano il nome del Santo Padre o che ritmavano la propria orgogliosa appartenenza a una Nazione, gli inni e i canti che hanno accompagnato ogni evento hanno aggiunto calore e allegria, hanno unito sorrisi provenienti dai quattro angoli del pianeta, ma li avete già sentiti, tante volte.

Sembra ormai un po’ a tutti di conoscere ogni cosa di quei giorni di agosto, che ormai non ci sia più nessuna foto, nessuna nota che ci sia sfuggita: ma manca qualcosa in questo quadro della GMG, qualcosa che ha dato il senso, il fine e il giusto peso a tutto il resto, qualcosa che ha trasformato ciò che poteva rimanere un semplice raduno in un’esperienza di vita. Manca il silenzio. Manca il silenzio di Marienfeld.

Marienfeld: un tempo miniera di carbone, ora distesa di terra ed erba, in quei giorni letto, sala da pranzo e salotto per migliaia di ragazzi e di nazioni diverse… Marienfeld: la sera del 20 agosto e la mattina del 21 è diventata la più grande chiesa del mondo. La veglia e la Santa Messa si sono svolte tra esplosioni di gioia, canti e ritmi che provenivano da tutti i continenti, ma ci sono stati due momenti in cui il silenzio ha riempito la spianata: durante la benedizione Eucaristica e la Consacrazione. Le bandiere non venivano più sventolate, cori e grida erano interrotti, balli e giochierano cessati, battute e saluti non venivano più scambiati tra i ragazzi che, in ginocchio, pregavano.

C’era un assoluto, incredibile, potentissimo silenzio. Un silenzio che si sarebbe detto irreale se non fosse stato vissuto da un milione di giovani che guardavano verso l’altare. Un silenzio denso, pieno di preghiera e raccoglimento. Un silenzio che non era quello debole e remissivo di chi ha paura, di chi non ha il coraggio di affermare con sicurezza ciò in cui crede o ciò che pensa. Un silenzio che urlava al mondo che il cuore dell’Europa era lì, presente, a battere per un futuro più sereno, ad amare ciò che siamo stati e a soffrire per cosa ci sta facendo diventare chi si vanta di essere il cervello di quest’Europa, chiuso in un palazzo, a Strasburgo. Un silenzio forte. Chi pensa che i giovani siano arrivati lì poco consapevoli di ciò che stavano facendo, insensibili e indifferenti ai richiami alla spiritualità del Santo Padre, si ricordi che tutti, in quei giorni, avevano appuntata sul petto una spilla che recitava: venimus adorare Eum. Chi vuole ridurre questa Giornata Mondiale della Gioventù ai colori, ai canti e alle bandiere si ricordi del silenzio del Marienfeld.

Tutti siamo tornati arricchiti e frastornati da quel silenzio, pronti ad essere vere sentinelle del Mattino: consci della fortuna di aspettare ed amare un Sole che non tramonterà mai.

 

Lavinia Peserico — Tratto da Cuore d’Europa #1, dicembre 2005